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Lvmh lancia lo studio di produzione 22 Montaigne Entertainment per raccontare le storie dei suoi brand


Serie e documentari sui maggiori stilisti e case di moda non sono mancati negli ultimi anni e hanno anche ottenuto un certo successo, da ‘Valentino: L’ultimo imperatore’ del 2008 ad ‘House of Gucci’ del 2021, da ‘Halston’ sempre del 2021 fino alla recentissima serie su Cristóbal Balenciaga.

Ora Lvmh ha deciso di raccontare – e controllare – in prima persona le storie dei suoi oltre 75 brand, lanciandosi nel business dell’intrattenimento con la creazione dello studio di produzione 22 Montaigne Entertainment, fondato insieme alla società di consulenza in branded entertainment Superconnector Studios. La dirigerà un team guidato da Antoine Arnault e Anish Melwani, ceo e presidente di Lvmh Nord America, insieme ai co-fondatori di Superconnector Studios Jae Goodman e John Kaplan.

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Il materiale non manca di certo, grazie al patrimonio di brand come Louis Vuitton, Dior, Veuve Clicquot, Dom Perignon, Marc Jacobs, Moet & Chandon, Bulgari, Kenzo, Tiffany&Co., Fendi e tanti altri.

L’anno scorso il gruppo Kering, competitor di Lvmh, è entrato nell’entertainment grazie all’acquisizione da parte della holding Artemis della maggioranza di CAA.

Lvmh aveva già prodotto la serie di documentari ‘Inside the Dream’ prima su Bulgari (2022) e poi sul profumo Dior J’Adore di Francis Kurkdjian (2023). Ma con la nuova unit si spingerà oltre spaziando dal cinema ai podcast, dai documentari alle serie tv.

Come spiega Anish Melwani a Deadline, Lvmh co-svilupperà, co-produrrà e co-finanzierà tutti questi progetti. “In Lvmh, consideriamo ogni Maison come una casa di storie, creatrici distintive di cultura. Siamo convinti che queste narrazioni siano destinate a essere esperite piuttosto che, semplicemente, raccontate, e il nostro obiettivo è di sfruttare ulteriormente l’intrattenimento di alta qualità come mezzo per condividere la ricchezza di queste storie con i nostri clienti”.

“Le nostre marche hanno un DNA, un patrimonio e storie da raccontare – ha detto Melwani -. Vogliamo rendere un po’ più facile farci trovare ai grandi narratori del settore dell’intrattenimento interessati a raccontarle. Perché raccontare storie e intrattenere è un mestiere diverso da quello in cui siamo bravi. Siamo bravi a raccontare storie attraverso il prodotto, attraverso il marketing, attraverso eventi come il Museo Dior a Parigi o la mostra al Brooklyn Museum l’anno scorso. È una cosa diversa rispetto alla narrazione dell’entertainment, che sia attraverso film, documentari, podcast, video”.



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